Sistemi ibridi rinnovabili: verso il nuovo standard

Negli ultimi anni il settore delle energie rinnovabili ha vissuto una profonda evoluzione. Se fino a poco tempo fa lo sviluppo di nuovi impianti era prevalentemente concentrato sul fotovoltaico tradizionale a terra, oggi sempre più operatori si orientano verso sistemi ibridi rinnovabili, nei quali diverse tecnologie operano in modo integrato.

Questo approccio consente di migliorare l’efficienza energetica e aumentare la redditività degli investimenti.

L’esperienza maturata da Altea Green Power nello sviluppo di numerosi progetti sul territorio nazionale consente oggi di osservare con maggiore chiarezza sia le opportunità offerte da queste configurazioni sia le criticità che il settore è chiamato ad affrontare.

Cosa si intende per Sistemi Ibridi Rinnovabili

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Agrivoltaico avanzato
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Rinnovabili e Sistemi di Accumulo
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Idrogeno verde

Si tratta di impianti che combinano una fonte di generazione rinnovabile, come il fotovoltaico, con altre tecnologie dedicate alla trasformazione dell’energia e alla sua conservazione.

Nel settore fotovoltaico, la forma di ibridazione oggi più diffusa è quella con i sistemi di accumulo elettrochimico. I BESS consentono di immagazzinare l’energia prodotta e renderla disponibile quando necessario. L’integrazione di questi sistemi offre quindi una maggiore flessibilità e una maggiore redditività ai progetti.

In un’accezione più ampia del concetto di ibridazione, rientrano anche i progetti agrivoltaici, e in particolare quelli avanzati. Essi rappresentano, infatti, il punto di incontro tra il settore agricolo e quello energetico. In questo modo si supera il concetto di competizione per il suolo, trasformandolo in una risorsa condivisa e sinergica.

Guardando alle evoluzioni future del mercato, stanno però emergendo anche dei sistemi ibridi rinnovabili più innovativi. Questi ultimi combinano fotovoltaico, BESS e produzione di idrogeno verde mediante elettrolisi. L’integrazione di queste tecnologie apre la strada a modelli energetici ancora più avanzati.

L’obiettivo è aumentare la flessibilità dell’impianto, valorizzare meglio l’energia prodotta e favorire una maggiore integrazione con il territorio e con il sistema energetico.

Perché il mercato si sta spostando verso l'agrivoltaico e i sistemi ibridi rinnovabili?

L’evoluzione verso gli impianti ibridi è stata determinata da tre fattori principali.

Evoluzione del quadro normativo

L’introduzione del Decreto Agricoltura del 2024 ha modificato significativamente il contesto autorizzativo per il fotovoltaico in aree agricole.

Di conseguenza, l’agrivoltaico è diventato una delle principali soluzioni per conciliare nello stesso luogo la produzione di energia rinnovabile con l’attività agricola.

Si tende quindi a orientare i progetti verso l’agrivoltaico avanzato. Questa tipologia di progetti introduce requisiti più stringenti e strumenti di monitoraggio dedicati. L’obiettivo è di garantire una reale coesistenza tra attività agricola e produzione energetica.

Esigenze economiche e di mercato

L’aumento della produzione da fonti rinnovabili sta modificando profondamente il funzionamento del mercato elettrico.

Nelle ore centrali della giornata, la produzione fotovoltaica raggiunge i suoi picchi. In queste condizioni si registrano sempre più spesso situazioni di forte abbondanza di energia sulla rete. Questo surplus contribuisce a ridurre i prezzi dell’elettricità. In alcuni casi può inoltre verificarsi il curtailment, cioè la limitazione temporanea della produzione imposta dai gestori di rete

L’integrazione di sistemi di accumulo consente poi di immagazzinare l’energia nelle ore meno favorevoli e utilizzarla o venderla quando le condizioni di mercato risultano più vantaggiose, migliorando così la redditività degli impianti ibridi.

Maggiore maturità del settore

Gli investitori guardano con crescente interesse a progetti che presentano caratteristiche di maggiore resilienza e capacità di adattamento ai cambiamenti del mercato energetico.

Per questo motivo, sempre più spesso l’obiettivo degli operatori del settore è accompagnare i progetti fino a uno stadio di maturazione avanzato, avvicinandoli il più possibile alla fase ready to build. Questo approccio consente di ridurre le incertezze progettuali e autorizzative, aumentandone il valore e l’attrattività per il mercato.

Gli impianti ibridi rappresentano, quindi, una risposta particolarmente efficace, poiché combinano diverse tecnologie, dando vita a progetti più solidi sotto il profilo industriale.

I principali punti di forza dei sistemi ibridi rinnovabili

Maggiore flessibilità energetica

Il primo punto di forza di un sistema ibrido rinnovabile, già citato in precedenza, è quello di garantire maggiore redditività e una maggiore flessibilità nella produzione e nella gestione dell’energia che viene prodotta.
L’accumulo permette, infatti, di ridurre la dipendenza dalle oscillazioni del mercato elettrico e di vendere l’energia anche in fasce orarie più remunerative.

Migliore utilizzo del territorio

Il secondo punto di forza di un impianto ibrido è il modello agrivoltaico avanzato che nasce con l'obiettivo di superare la tradizionale contrapposizione tra produzione agricola e produzione energetica.
Progettato correttamente, consente di mantenere attiva la funzione agricola dei terreni, riducendo il consumo netto di suolo e favorendo una maggiore integrazione delle infrastrutture energetiche nel contesto rurale.

Maggiori opportunità di sviluppo locale

L'esperienza maturata nello sviluppo dei progetti mostra come il coinvolgimento tempestivo delle amministrazioni locali e delle imprese agricole possa rappresentare un fattore importante per la buona riuscita delle iniziative.
La condivisione degli obiettivi e il confronto sulle esigenze del territorio consentono spesso di individuare soluzioni più efficaci e di costruire collaborazioni che generano valore non solo per l’impianto di produzione di energia, ma anche per il contesto economico e produttivo locale.

Le criticità ancora aperte

Nonostante il potenziale dei progetti ibridi rinnovabili, esistono ancora diversi aspetti che richiedono un ulteriore processo di consolidamento.

Tra questi rientrano percorsi autorizzativi non sempre uniformi. Permangono inoltre alcune complessità organizzative legate all’integrazione delle attività agricole. A ciò si aggiunge la necessità di costruire modelli organizzativi condivisi in grado di facilitare la diffusione di queste soluzioni su ampia scala.

L'evoluzione successiva: agrivoltaico avanzato, BESS, idrogeno verde e mobilità green

Se oggi l’ibridazione tra fotovoltaico e accumulo rappresenta la configurazione più diffusa, il prossimo passo potrebbe essere l’integrazione con la produzione di idrogeno verde.

Questa soluzione prevede l’utilizzo di energia da fonte rinnovabile per alimentare un elettrolizzatore in grado di produrre idrogeno verde destinato a impieghi industriali o nel settore della mobilità.

I principali punti di forza di questi sistemi ibridi rinnovabili, in linea generale, riguardano:

  • la possibilità di valorizzare l’energia rinnovabile in eccesso,
  • la creazione di nuove filiere energetiche territoriali
  • l’opportunità di avvicinare la produzione ai potenziali utilizzatori finali dell’idrogeno.

L’esperienza maturata nello sviluppo delle prime iniziative di questo tipo evidenzia però alcuni fattori che possono fare la differenza, decretando la buona riuscita di un progetto. Tra questi, la localizzazione dell’elettrolizzatore in aree industriali riveste un ruolo particolarmente importante, poiché facilita il contatto con potenziali utilizzatori della molecola e riduce le criticità legate al trasporto dell’idrogeno, che oggi sconta ancora l’assenza di una rete dedicata.

Un ulteriore elemento favorevole è rappresentato dalla presenza di operatori agricoli strutturati e radicati sul territorio, in grado di garantire continuità e stabilità alla componente agrivoltaica. Allo stesso modo, il coinvolgimento di consorzi e soggetti che gestiscono le aree industriali può agevolare sia l’individuazione delle aree più idonee sia la costruzione di un ecosistema locale interessato allo sviluppo della filiera dell’idrogeno.

Sul fronte autorizzativo, la normativa prevede, in alcuni casi, la possibilità di realizzare gli elettrolizzatori in regime di edilizia libera. Si tratta di un’opportunità che potrebbe contribuire a semplificare e velocizzare gli iter autorizzativi, pur in un contesto in cui queste tecnologie sono ancora relativamente nuove.

Anche in questo caso, tuttavia, le sfide non mancano.

La principale riguarda lo sviluppo della domanda. Affinché questi sistemi ibridi rinnovabili possano affermarsi sarà necessario che aumenti il numero di aziende e operatori interessati a utilizzare l’idrogeno nei propri processi produttivi o nei servizi di mobilità.

In questo scenario, i programmi di sostegno alle Hydrogen Valley e il progressivo recepimento delle direttive europee rappresentano segnali importanti per la crescita del settore.

Uno scenario ancora in costruzione

I sistemi ibridi rinnovabili rappresentano oggi una delle principali direttrici di una nuova evoluzione delle energie green.

L’integrazione tra agrivoltaico avanzato, BESS e idrogeno verde è uno dei possibili modelli attraverso cui realizzare la transizione energetica.

Più che una semplice evoluzione tecnologica, si tratta di un vero e proprio cambiamento di approccio: produrre energia rinnovabile non significa più soltanto installare impianti, ma progettare sistemi capaci di integrarsi con il territorio, con l’economia locale e con le esigenze future del sistema energetico.

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