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Sistemi di accumulo (BESS, Storage) utili per la transizione

I sistemi di accumulo (BESS, Storage) sono ormai una delle infrastrutture chiave della transizione energetica, come riporta Affari e Finanza nell’articolo di Vito de Ceglia.

Non rappresentano più un semplice costo aggiuntivo, ma una vera infrastruttura strategica, capace di migliorare la sicurezza della rete, stabilizzare i prezzi e rendere più bancabili i progetti rinnovabili.

Secondo le analisi più recenti, il mercato globale dei BESS – oggi pari a 13,7 miliardi di dollari – potrebbe superare i 43 miliardi entro il 2030, con una domanda annuale che potrebbe arrivare fino a 620 GWh e un tasso di crescita medio superiore al 21%. Previsioni in linea anche con McKinsey, che stima un fabbisogno compreso tra 450 e 620 GWh nello stesso orizzonte.

In Europa, lo storage si sta affermando come un’infrastruttura industriale di primaria importanza: entro il 2029 la capacità cumulata potrebbe raggiungere tra 66 e 183 GWh, trainata soprattutto da impianti utility-scale legati ai mercati elettrici e ai servizi di rete.

Anche l’Italia sta vivendo un momento di svolta. La recente asta MACSE di Terna ha assegnato 10 GWh di nuova capacità di accumulo, contribuendo al raggiungimento dell’obiettivo nazionale di 50 GWh installati entro il 2030. Il nostro Paese è oggi tra i mercati più attrattivi d’Europa, grazie a un mix di regolazione favorevole, crescita delle rinnovabili e apertura ai capitali privati.

A rafforzare questo scenario intervengono anche i progressi tecnologici: le batterie LFP (litio-ferro-fosfato) stanno migliorando costi, sicurezza e durata, riducendo il rischio dei progetti e consolidando il valore industriale dello storage.

I BESS sono sempre più una leva decisiva per integrare le rinnovabili, stabilizzare il sistema elettrico e costruire un modello energetico resiliente e sostenibile.

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